Il suicidio di un calzolaio indigente sconvolge L'Hospitalet

  • Javier, un uomo di 60 anni, è stato trovato morto nel suo negozio di scarpe a L'Hospitalet e i Mossos d'Esquadra (la polizia catalana) ipotizzano il suicidio.
  • Aveva ricevuto un'ordinanza del tribunale che gli imponeva di lasciare l'immobile entro il 5 ottobre, a seguito di una procedura per mancato pagamento dell'affitto.
  • Il caso di Olga, un'altra vicina sfrattata, e quello di Javier hanno scatenato proteste per il diritto all'abitazione.
  • Il consiglio comunale sta attivando l'acquisto di cinque edifici con 148 alloggi per impedirne la vendita a un fondo.

Prevenzione del suicidio

L'Hospitalet de Llobregat si trova ancora una volta ad affrontare una realtà scomoda: la morte di un calzolaio sessantenne, detto Javier, proprio nella bottega in cui lavorava. I Mossos d'Esquadra (la polizia catalana) stanno indagando sull'accaduto e le prime ipotesi indicano il suicidio, motivato dall'imminente perdita della sua attività.

Il caso ha profondamente colpito i residenti e le associazioni locali perché non si tratta di un episodio isolato. Solo poche settimane prima, un'altra donna della stessa città, Olga, si era tolta la vita dopo essere stata sfrattata. Questa coincidenza ha riportato l'attenzione su due decessi legati alla questione abitativa e ha riacceso le tensioni nel contesto della crisi abitativa in corso.

Scoperta nel negozio di scarpe a La Florida

Prevenzione del suicidio

La chiamata di emergenza è arrivata al 112 intorno alle 12:50. Un amico di Javier è rimasto sorpreso nel vedere che la saracinesca del negozio era ancora semiaperta dal giorno precedente e, non notando alcun movimento, ha deciso di allertare i servizi di emergenza. Gli agenti hanno trovato il corpo all'interno e non hanno riscontrato segni di violenza.

Il negozio si trovava in via Martí i Blasi, nel quartiere La Florida. Il defunto viveva a Bellvitge, sebbene trascorresse spesso la notte nel laboratorio stesso. Per chi lo conosceva, quel luogo era molto più di una semplice attività commerciale: era il suo punto di riferimento principale.

Procedura di mancato pagamento e data di sfratto

L'Alta Corte di Giustizia della Catalogna ha confermato che un tribunale di L'Hospitalet stava trattando una causa per mancato pagamento dell'affitto. Il procedimento è stato accolto e, dopo diverse comunicazioni, l'uomo è stato notificato personalmente a maggio. Non avendo presentato opposizione, è stato emesso un decreto che pone fine al procedimento e fissa lo sfratto per il 5 ottobre.

Mesi dopo, Javier si è recato in tribunale ed è stato informato personalmente della data dello sfratto. Da allora, secondo la stessa fonte, non risulta che abbia richiesto un rinvio o presentato alcun ricorso scritto per bloccare la decisione del tribunale. Il biglietto che ha lasciato, citato da diversi media, collegava la sua decisione alla perdita dei locali commerciali.

Il Comune di L'Hospitalet ha dichiarato che l'uomo non risultava iscritto nei registri comunali delle persone vulnerabili né aveva mai richiesto assistenza ai servizi sociali. Ciononostante, chi gli era vicino insiste sul fatto che la chiusura dell'officina gli abbia causato un enorme disagio. Per molti vicini, la solitudine e la pressione burocratica si sono aggiunte a una situazione già di per sé particolarmente difficile.

Reazioni del vicinato e del sindacato

La morte di Javier ha intensificato le critiche da parte dei sindacati e delle associazioni per i diritti abitativi. Queste organizzazioni ricordano il caso di Olga, residente nel quartiere di Santa Eulàlia, che si è tolta la vita pochi mesi dopo essere stata sfrattata dalla sua casa. La sua storia è diventata di dominio pubblico solo poche settimane fa ed è già diventata un simbolo dell'abbandono istituzionale.

L'Unione Socialista per l'Edilizia Abitativa della Catalogna ha indetto proteste di piazza e ha collegato direttamente l'incidente alla crisi abitativa. Una manifestazione è prevista per questo sabato in Plaça Pius XII a L'Hospitalet, con una marcia che partirà da Barcellona, ​​in memoria di Olga e per protestare contro la mancanza di soluzioni efficaci.

Il malcontento non si limita a questo comune. Negli ultimi mesi, accampamenti, manifestazioni e proteste si sono verificati anche in città come Barcellona e Madrid. Le associazioni di inquilini chiedono la ratifica dei decreti promossi dal governo e la sospensione degli sfratti fino a quando non saranno disponibili alloggi dignitosi.

L'acquisto da parte del Comune di cinque edifici

Nel mezzo delle polemiche, il Comune di L'Hospitalet ha annunciato che eserciterà il suo diritto di prelazione per acquisire cinque interi edifici, comprendenti 148 appartamenti, uno dei quali ospita il locale in cui lavorava Javier. L'operazione, del valore di circa 27 milioni di euro (in attesa di una perizia indipendente), mira a impedire che gli immobili finiscano nelle mani di un fondo di investimento.

Gli attuali proprietari sono un'azienda immobiliare a conduzione familiare che affitta questi edifici dagli anni '60 e che ora intendeva venderli a un fondo. Il Consiglio comunale sostiene di aver lavorato all'acquisto per mesi, ma che le norme sulla stabilità di bilancio gli hanno impedito di stanziare le risorse necessarie. Il decreto statale che consente l'utilizzo dei fondi in eccedenza per investimenti sostenibili ha spianato la strada alla conclusione dell'accordo.

Quando i proprietari hanno annunciato nuovamente la vendita a settembre, il Consiglio comunale ha attivato la procedura. L'intenzione del Comune è di integrare queste abitazioni nel patrimonio di edilizia popolare e bloccare così una transazione che, secondo l'amministrazione, potrebbe aggravare la situazione degli inquilini. Il caso di Javier ha posto questo acquisto al centro di un dibattito ben più ampio.

La morte del calzolaio e il ricordo di Olga hanno trasformato L'Hospitalet nell'epicentro di un dibattito che intreccia temi come l'alloggio, la salute mentale e la responsabilità pubblica. Le prossime manifestazioni serviranno a misurare l'indignazione pubblica, mentre le indagini della polizia restano aperte per chiarire le circostanze esatte della morte. Ciò che nessuno mette in dubbio è che la perdita della casa o del lavoro possa spingere le persone a situazioni estreme che richiedono risposte urgenti.


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